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Blog dal Darfur

Felisa Tibbitts, Direttore Esecutivo della HREA, è andata in Sudan in Giugno per valutare l'efficacia della formazione per le forze di pace dell'Unione Africana. Durante il suo viaggio nelle varie regioni del Darfur ha scritto un blog.

 

Ultimo giorno in Sudan

Mercoledì, 27 Giugno 2007

Dopo la splendida isolazione dell'hotel, scrivendo e rivedendo dalle 9.00 alle 22.00 interrompendoci solo per mangiare, il rapporto di valutazione è stato finalizzato lunedì 25 Giugno. Lo abbiamo consegnato nel pomeriggio alle nostre controparti delle Nazioni Unite per e-mail, in preparazione per un incontro il giorno successivo per discutere i risultati.

Dopo aver spedito il documento ho fatto una lunga camminata lungo il Nilo blu, osservando le nuvole tempestose che si raggruppavano sulla sezione nord-occidentale di Khartoum. In Sudan sta iniziando la stagione delle piogge. Arriva con brezze vivaci ed effetti visivi quasi identici a quelli delle tempeste di sabbia che infuriano sul paese. Una foschia dal colore strano avvolge tutto ciò che è visibile, dando la sensazione che qualcosa di molto grande ti circondi, di cui tu sei solo una piccola parte. Sembrava la conclusione adatta per il mio ultimo giorno pieno in Sudan.

Martedì abbiamo presentato la relazione e siamo riconoscenti che sia stata ricevuta bene. L'ultima parte del viaggio sarà Ginevra, per un altro resoconto all'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti dell'Uomo e un'ultima occasione per revisionare la relazione. La relazione è stata consegnata nel momento in cui arrivava notizia di una proroga di sei mesi alla permanenza delle Forze dell'Unione Africana in Sudan. Questo dovrebbe essere la fase finale prima che vengano poste in essere le forze ibride. C'è da sperare, quindi, che questi sei mesi, saranno una fase di transizione per l'AMIS, e una fonte di rinnovata speranza perchè un nuovo accordo di pace possa essere raggiunto insieme ad una maggiore sicurezza per le popolazioni del Darfur. Io continuerò ad osservare molto attentamente - da lontano - come faranno molti di noi.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 20.32



Di nuovo a Khartoum

Sabato, 23 Giugno 2007

Il volo di ritorno a Khartoum è stato privo di elementi di rilievo, anche se c'è stato un episodio divertente quando i disorientati occidentali sono stati portati dal all'aeroporto al punto di raccolta dell'AMIS sul retro di un autocarro a cassone aperto senza sponde.  Sul fondo di legno umido dell'autocarro, mi sono appoggiata a dei bagagli morbidi e mi sono arresa alla calda brezza di Khartoum, godendomi la vista dall'alto sul traffico in città e i mini-taxi che si vedono in tutta la capitale.

Il mio collega di valutazione, Peter, ha saggiamente scelto un buon hotel visto che passeremo l'ultima settimana rinchiusi a scrivere la nostra relazione finale. Il Grand Holiday Villa è un bellissimo hotel dell'epoca coloniale situato sulle rive del Nilo Blu. Il nome Nilo Blu è ovviamente un termine improprio, poichè l'acqua è marrone. Ma la vista dà sull'acqua, solo questo fatto unico per il Sudan.

Mentre lavoriamo sulla relazione a Khartoum, mi sorprendo a riscoprire piaceri semplici come bere l'acqua in bicchieri di vetro piuttosto che in bottiglie di plastica, la connessione Internet wireless, l'acqua calda, ed avere più di due alternative nel menu. Anche, vedere gli Arabi ben vestiti che si incontrano a bere tè nella lobby dell'albergo, piuttosto che le facce spaurite degli stranieri espatriati. L'ambiente è ricco, perfino lussuoso. Anche se avrei potuto provare imbarazzo per il contrasto con il Darfur, in realtà ne sono sollevata.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 20.21

 


Abu-Shouk

Martedì, 19 Giugno 2007

Ho ricevuto una sorpresa inattesa a El Fasher durante un incontro della missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS), quando ho incontrato un funzionario per la protezione dei diritti umani che era stato mio studente. Ha organizzato una piccola cena per la nostra ultima serata nel Darfur, piena di prelibatezze indiane che aveva riportato dal suo più recente viaggio a casa a trovare la famiglia. E' stata una serata piena di divertimento e molti sentimenti, dove ho appreso dell'attività di supporto unica svolta da Sadiq per i programmi di recupero con le donne del Darfur e altre attività che ha intrapreso con le forze di pace negli ulimi quattro anni. Sadiq mi ha promesso di portarmi nel campo per sfollati interni (IDP).

Il campo si chiama Abu-Shouk, e si trova ai margini della città. Di fatto, ci sono due campi in prossimità della città, per un totale di 100.000 sfollati interni (IDP). Avevo visto questi insediamenti dall'aria atterando a El Fasher, ma il panorama infinito di capanne di paglia e fieno all'interno delle zone recintate mi ha veramente aperto gli occhi sulla vastità dell'insediamento. Inoltre le strutture non sembravano temporanee. La gente sembrava viverci stabilmente.

Entrando nel campo ho visto un'area dove mattoni venivano preparati e poi cotti - un'impresa in espansione tra gli sfollati. C'erano crateri enormi nelle aree circostanti, dove la sabbia era stata rimossa per preparare i mattoni. C'erano anche delle aree recintate dove vaste quantità di bestiame erano tenute e gente che si occupava delle proprie faccende, affatto diversa da quella che si vedeva al centro di Fasher.

Proprio questo campo riceveva assistenza dall'International Rescue Committee (IRC), che aveva una grande tenda che serviva come centro per la salute delle donne. Sadiq mi ha portato a vedere velocemente alcuni centri di servizio a Abu-Shouk, tra cui il Justice and Confidence Center (servizi paralegali e di risoluzione alternativa delle dispute) e un centro comunitario della Cooperative Housing Foundation (CHF), dove ho visto le stufe a basso consumo energetico di cui avevo letto, un gruppo di bambini che seguiva una lezione, una stanza dove le donne si riuniscono per fare manufatti artigianali per poter produrre un piccolo reddito, e una partita di pallavolo entusiasmante giocata da alcune ragazze.

La visita è stata troppo breve, ma mi ha lasciato delle sensazioni, che il mio accompagnatore ha integrato con vari dettagli sulla vita del campo prima di portarmi all'aeroporto per il mio volo di rientro a Khartoum. Ho lasciato il campo con due domande cocenti. La prima è se queste persone saranno mai in grado di tornare a casa. L'ironia di portare assistenza umanitaria con successo in una crisi del genere è che crea una dipendenza che è difficile da interrompere.

La mia seconda domanda riguarda i campi di profughi interni invisibili, quelli in zone meno sicure e più difficili da raggiungere. Ci sono sezioni intere del Darfur che sono semplicemente troppo pericolose perchè le agenzie umanitarie le possano raggiungere. Se è troppo pericoloso per gli aiuti esterni, come può essere per le persone che vivono lì tutto il tempo?

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 20.14



La forza ibrida UN-AMIS

Mercoledì, 15 Giugno 2007

I miei sogni sono pieni di sabbia e rocce. La sabbia è dappertutto. Non si può sfuggirle. La trovi tra le dita dei piedi la sera e le tempeste di sabbia te la portano sulla tavola mentre fai colazione. In questo ambiente di caldo arido, esseri umani, animali ed altre cose viventi hanno in qualche maniera trovato un modo per sopravvivere. Sto appena cominciando a comprendere le condizioni degli abitanti del Darfur che sono stati sfollati, e le lotte che devono sostenere su così tanti fronti.

Giovedì mattina siamo andati da Nyala di nuovo a El Fasher con l'elicottero militare. Cosa sorprendente, l'elicottero e il suo pilota erano russi, che all'inizio del volo si è alzato in piedi in mezzo alla cabina di pilotaggio e ha spiegato con un accento dolce che il volo sarebbe durato un'ora e avremmo volato a 2.000 metri d'altezza. Il decollo è stato meno tumultuoso di quanto mi aspettassi, anche se il velivolo e i suoi passeggeri hanno tremato sgradevolemente per tutto il volo.

Poichè io e Peter eravamo seduti in fondo, potevamo aprire l'unico finestrino dell'elicottero che non fosse sigillato. Da questa posizione vantaggiosa si potevano vedere centinaia di kilometri di deserto aperto, serpeggianti letti di fiumi senz'acqua, e alcune strutture rocciose inaspettate che apparivano come se fossero venute dall'America occidentale. Da 2.000 metri d'altezza potevo vedere del bestiame, un camioncino solitario che avanzava sulla sabbia, fabbriche di mattoni e alcuni villaggi. Ho anche visto un insediamento che era stato distrutto dal fuoco oltre a quello che avrebbe potuto essere un campo di ribelli. Era uno strano assortimento di immagini, emozionante per la prossimità e il contrasto.

L'elicottero è atterrato a El Fasher senza incidenti e ci siamo fermati per una bibita fresca in un negozio sul bordo della strada, appena fuori dall'aeroporto di fronte alla sede dell'AMIS. Un funzionario socievole entrò nel negozio mentre bevevamo le nostre bibite e ci confermò che El Bashir, il presidente del Sudan, aveva inviato una lettera ad Addis Ababa (dove si trova la sede dell'Unione Africana), confermando il suo sostegno per una forza ibrida UN-AU.

La forza ibrida è la "terza fase" di una serie di proposte delle Nazioni Unite per sostenere l'attuazione dell' Accordo di Pace del Darfur, in parte anche attraverso una forza di pace efficace. In passato, il governo sudanese non ha permesso alle Nazioni Unite di mantenere le forze della pace nel paese (solo al personale di sostegno alle forze dell' Unione Africana). Anche se le truppe dell' AMIS tendono ad essere impopolari tra i civili, molti pensano che senza l'arrivo delle forze di pace delle Nazioni Unite, la situazione nel suo complesso continuerà a degenerare.

La maggior parte dei nostri colleghi danno per scontato che questa forza arriverà. Circola la voce che il nuovo Comandante delle forze della Missione dell'Unione Africana in Sudan, che dovrebbe arrivare la prossima settimana, sia la persona perfetta per guidare una forza ibrida, con esperienza sia nelle Nazioni Unite che nell'Unione Africana. L'Accordo di Pace per il Darfur potrebbe essere modificato per potervi aggiungere più firmatari. Di sicuro, a meno che le forze delle Nazioni Unite non vengano con un mandato di protezione più forte - in grado cioè di usare la forza se necessario - saranno una delusione per i civili e incapaci di fermare la violenza in continuo aumento.

Prima di lasciare Nyala ho cenato con una collega del posto che lavora nei diritti umani, che mi ha detto che ci sono tre gruppi armati nella sola El Fasher, senza contare le varie forze di polizia e di sicurezza. Come durante la mia prima visita a El Fasher, non posso fare a meno di notare la forte presenza di polizia e militari. Oggi mi sono presa un'ora di libertà per fare delle foto all'aperto - che è severamente proibito - e sono riuscita a farlo solo perchè l'autista conosceva le zone occupate o pattugliate spesso.

Ho ancora tre giorni di interviste qui a Fasher prima di rientrare a Khartoum.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 13:57

 

Base della Componente di Polizia Civile (CIVPOL) a Nyala (Sud Darfur)

Mercoledì, 13 Giugno 2007

Sono all'inizio del mio terzo giorno pieno a Nyala. Ho passato tutta la giornata di ieri nel recinto della Missione dell'Unione Africana in Sudan (AMIS)  e della Polizia Civile (CIVPOL) intervistando istruttori e loro ex allievi. Ho anche osservato parti di formazione in missione.

Le forze di pace che ho incontrato in questa zona vengono dalla Nigeria, dal Burundi, dal Cameroon e dal Ghana. Sto ripercorrendo l'iter dei corsi di formazione che hanno frequentato come funzionari di polizia - prima nelle loro nazioni di provenienza e poi una volta schierati in Sudan. Durante questo processo, mi si è aperto davanti un mondo nuovo: la vita di un peacekeeper nel Darfur. Ci sono politiche interne praticamente incontrollabili sulla Missione dell'Unione Africana in Sudan e polemiche su come hanno attuato il loro mandato, sulle restrizioni al mandato stesso, e soffocanti questioni amministrative interne. Le agenzie umanitarie, la Missione delle Nazioni Unite in Sudan e la stessa AMIS stanno lanciando accuse sulla inefficacia delle forze di pace nel proteggere i civili. Le pattuglie di protezione per la raccolta della legna hanno avuto riscontri positivi nel passato, ma la delusione dei civili sudanesi si è tradotta in attacchi contro gli stesse peacekeepers. Così loro stessi sono sempre più in pericolo e proteggono sempre di meno. I poliziotti civili con cui ho parlato erano frustrati e forse un pò spaventati. I corsi di formazione che hanno frequentato sono un'oasi rispetto a questi problemi e la monotonia di star seduti nelle loro tende per gran parte della giornata.

C'è un campo profughi proprio vicino alla base CIVPOL. Da straniero è facile riconoscere i campi perchè gli alloggi temporanei - le tende - sono bianchi. I villaggi sono marroni, il coloro del fango e dei ramoscelli. Durante il volo da Genaia a Nyala si vedevano ampie distese di tende bianche che delineavano villaggio dopo villaggio. A me sembravano permanenti. Mi è stato detto che continuano ad espandersi. Passando davani al campo vicino alla base i bambini e le donne lungo la strada mi hanno fatto amichevoli cenni di saluto con le mani. Abbiamo in programma una visita ad un altro campo profughi per parlare con i responsabili del campo a proposito dell"opera della Missione dell'Unione Africana in Sudan, ma abbiamo bisogno di ottenere un nulla osta di sicurezza prima.

La sicurezza per tutti è un grosso problema nel Darfur, ed è strettamente collegata con le politche del governo sudanese. La situazione di conflitto nel Darfur significa da un lato, che è difficile ottenere un visto d'ingresso nel paese (a molte agenzie umanitarie e di diritti umani è stato proibito entrare in Sudan). E se riesci ad entrare nel paese poi non puoi lasciare la capitale. (Per esempio, i cittadini degli Stati Uniti non hanno ufficialmente il permesso di viaggiare a più di 25 chilometri da Khartoum.)

Io ho il privilegio eccezionale di poter viaggiare perchè sono parte dello staff temporaneo delle Nazioni Unite. Ma anche all'interno della famiglia ONU, si applicano rigide precauzioni.  Ogni settore del paese è classificato in base al livello di rischio (tutte le regioni del Darfur hanno un livello tale che richiederebbe l'evacuazione del personale ONU). Devi rispettare rigorosamente certe procedure, come i coprifuochi e i controlli radio ogni sera. L'ONU dà al suo personale una radio per comunicare e la base controlla ogni sera alle 20.00 per assicurarsi che tutto il personale sia stato rintracciato. Inoltre, tutti gli spostamenti interni devono essere approvati. Ogni giorno vengono emesse relazioni sulla situazione che danno informazioni sugli incidenti che incidono sulla sicurezza di ogni area. Così di giorno in giorno, si può scoprire che un viaggio in programma ad un certo villaggio o settore deve essere cancellato.

Lavorare con uno esperto di protezione è stato affascinante. Inizialmente, mi aspettavo che avremmo potuto seguire l'istinto di Peter, per quello che riguradava le cautele da seguire, vista la sua lunga esperienza di lavoro in zone di conflitto. In realtà - e comprensibilemente - quando hai dovuto evacuare feriti e sei sopravvissutto ad attachi in macchina, sparatorie e una situazione con ostaggio in Gaza, seccature minori come i coprifuochi ti toccano molto meno. Così sono stata io ad insistere con Peter che forse NON avremmo dovuto prendere un tassì alle 21.00 per cercare di raggiungere un ristorante indiano. La notte scorsa sono riuscita a convincerlo a mangiare gli avanzi nel nostro alloggio, poi abbiamo sentito degli spari fuori in strada. Sarebbe stata all'incirca l'ora in cui saremmo stati di rientro col tassì. Ha iniziato a chiamarmi "mamma" ma non m'importa.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 13:37



Nyala (Sud Darfur)

Domenica, 10 Giugno 2007

Stare a Fasher era fisicamente molto difficile. C'è il caldo, le condizioni delle strade, e il problema continuo di dove trovare certe comodità di base, come un ventilatore, l'acqua corrente, un bagno che funziona, un posto dove comprare acqua, e un ristorante con del cibo pulito. Questi problemi aggravano una situazione di per sè impegnativa, in cui dovrei condurre interviste e raccogliere informazioni. È un pò stancante e i giorni lavorativi sono molto lunghi. Così quando sono rientrata nel mio alloggio sabato sera, è stata una delusione scoprire che non c'era elettricità. È stata una notte dall'uso limitato del ventitalore a soffitto, e la temperatura della stanza era così alta che ho passato la notte in un sonno sudato. Queste condizioni mi fanno apprezzare enormenente l'ONU e i colleghi delle agenzie umanitarie che incontro nel Darfur, che sono qui per loro scelta e perchè vogliono cambiare le cose. A quanto pare, il tempo massimo che gli stranieri passano nel Darfur è un anno, e le organizzazioni internazionali cercano di organizzare una o due settimane di Riposo e Recupero (R&R) per il loro personale ogni sei-otto settimane per concedergli una pausa dallo stress fisico e mentale.

Domenica mattina ci siamo alzati presto per raggiungere Nyala, che è la capitale dello stato del Sud Darfur. All'inizio avevamo programmato di viaggiare in elicottero, ma poi ci hanno spostato in un aereo a 18 posti, che è deperito sull'asfalto per 45 minuti mentre le autorità controllavano che nessuno avesse interferito col carburante. Alla fine abbiamo raggiunto Nyala via Geneia (Darfur Ovest).

A Nyala i problemi di sicurezza non hanno raggiunto il livello di El Fasher ed è più sviluppata economicamente, così tutta l'atmosfera è un pò più rilassata. È anche più verde, anche se essenzialmente siamo ancora in mezzo al deserto. Io e l'altro valutatore, Peter, abbiamo lasciato le nostre borse presso l'alloggio UNICEF e ci siamo recati all'ufficio del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e ci hanno presentato tutti i membri del personale. In Sudan, come in altre parti della regione, dare il benvenuto agli ospiti è parte di una tradizione elaborata. Come visitatore, è importante stringere la mano ad ogni singolo membro del personale, dall'autista al capo del paese. È una sensazione molto piacevole!

Ho passato il pomeriggio pigiata in una stanza conferenze con il personale UNDP a condurre interviste. C'erano nove istruttori ONU collegati al progetto di formazione, specializzati in diritti umani e diritto umanitario internazionale; violenza sessuale; diritti e protezione dei bambini. Erano collegati all'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti dell'Uomo, all'UNICEF e al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Parte del mio lavoro qui sta nel capire come hanno progettato e svolto la loro formazione con diverse agenzie ONU e le forze di pace dell' Unione Africana.

Qui a Nyala, comincerò ad incontrare le forze della Unione Africana per poter esplorare l'impatto dei corsi di formazione a cui hanno partecipato. Ci sono più di 7.000 forze dell'Unione Africana distribuite nel Nord, Ovest e Sud Darfur. Le forze di pace vengono da una varietà di paesi africani e consistono di polizia civile, osservatori militari e funzionari per la protezione, ognuno con ruoli specificati dal mandato dell'Unione Africana. Le forze sono organizzate in otto settori, e all'interno di questi settori, in gruppi. Sono ansiosa di conoscere le loro esperienze formative.

Sono rientrata al mio alloggio alle 8 di sera - un altro giorno tipico in questa missione! Ci sono altri stranieri che vivono nella guest house (allestiscono delle guest house perchè non ci sono alberghi qui), e sono tutti maestri nell'arte del conversare.

Una donna che è appena arrivata e che lavorerà col governo sudanese per migliorare il rendimento degli assistenti sociali mi ha raccontato della Nuova Zelanda; il nostro collega nepalese si è rivelato un esperto nel far funzionare la televisione. Così tante persone vogliono fare qualcosa di utile in Sudan, ma con riluttanza diversi di loro mi hanno già ammesso che non gli sembra di poter fare molta differenza. Le cose non stanno migliorando affatto.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 19:18


 

El Fasher

Sabato, 9 Giugno 2007

Ho lasciato l'albergo alle 6 di mattina per prendere il volo per El Fasher. Ci sono degli aerei ONU dall'aspetto solido all'aeroporto, ma sono gli aerei dell'Unione Africana che ogni giorno trasportano soldati e civili a Fasher. Si provava una strana sensazione a stare in fila con i soldati e le procedure per il check-in erano completamente diverse - una versione semplificata del servizio aeroportuale. Si ottiene il nulla osta presso un edificio AMIS al centro di Khartoum, il che vuol dire ammucchiare (letteralmente) tutti i tuoi bagagli uno sopra l'altro su un'unica bilancia per controllare il limite di 25 libbre. Abbiamo aspettato per circa 45 minuti che tutti ottenessero il nulla osta, poi abbiamo messo i nostri bagagli dietro un furgone con cui ci hanno trasferito all'aeroporto. All'aeroporto abbiamo dovuto cambiare furgone, e poi abbiamo dovuto mettere noi stessi i bagagli nella stiva del volo da 28 persone.

Il volo è durato poco più di un'ora. Quando abbiamo cominciato la discesa all'aeroporto di Fasher, l'immagine di una vasta distesa di deserto sudanese – artificialmente familiare per la sua presenza nei mezzi di comunicazione – dominava la vista. Mentre ci avvicinavamo, abbiamo cominciato ad intravedere le capanne dei residenti (come yurt mongoli, ma dai tessuti più sottili) e loro annessi. Sembrava che stessimo per atterrare sulla sabbia ma la pista ci è apparsa più o meno nel momento stesso in cui abbiamo toccato terra e il pilota ha frenato bruscamente.

Il recupero dei nostri bagagli si è svolto in modo opposto al loro caricamento sull'aereo e i membri del nostro gruppo che viaggiavano insieme ci hanno aiutato a trovare e togliere i bagagli dalla stiva. Il furgone dell'UNDP ci stava aspettando. Questo veicolo ha meno di un anno ed è in condizioni perfette. Pare che viaggiare a terra sia diventato così pericoloso in Sudan (67 veicoli ONU sono stati dirottati fin"ora nel 2007) che la maggior parte del personale viaggia in aereo.

El Fasher è un mondo a parte. Sono stata in molti posti esotici – Pakistan, Mongolia – ma non sono mai entrata in un mondo dove tutto intorno a me era così totalemente diverso. La prima cosa che notai quando sbarcammo fu che era più fresco a Fasher che a Khartoum. C'erano solo 33 gradi, poichè aveva piovuto il giorno prima. E il vento era fresco e piacevole, invece di essere violento e massacrante come quello di Khartoum.

El Fasher è una città antica e tra i suoi residenti si contano non solo persone, ma anche capre, cammelli e cavalli. Le strutture sono una miscela di cemento, mattoni e materiali vegetali. Gli uomini e le donne vestono con gli abiti tradizionali – non si vedono proprio abiti occidentali in giro, ad esclusione di qualche operatore umanitario occasionale. Tra l'aeroporto e il centro di Fasher – circa 10 minuti di macchina – c'è solo una strada principale. Su questa strada si vedono i cartelli delle organizzazioni umanitarie e assistenziali che ancora operano qui. C'erano 180 organizzazioni che operavano in Darfur l'anno scorso, ed erano registrati quasi 15.000 operatori umanitari. Questo numero è molto diminuito, poichè alcune organizzazioni si sono ritirate, ma è ancora abbastanza alto. Nei campi più grandi, un' organizzazione umanitaria principale è responsabile per l'erogazione dei servizi.

C'è il coprifuoco nel Darfur – c'è stato dal 1992. A tutti i residenti si consiglia di rientrare per le 8.30 di sera. Ci hanno spiegato che gli scontri a fuoco sono un'occorrenza regolare, e di recente si sono fatti più intensi. C'è anche una forte presenza militare sudanese. Autocarri aperti pieni di soldati con fucili vanno in pattuglia regolarmente senza motivo apparente. Alcuni autocarri sono forniti con fucili mitragliatori. A quanto pare le divise del personale armato possono variare, rendendo più difficile riconoscere se qualcuno in divisa fa parte della polizia o dell'esercito. Sono passata vicino a un funzionario donna di qualche tipo mentre prendevo qualcosa per il pranzo al mercato. Era decisamente ostile.

Anche se ufficialmente non è permesso fotografare, mi è stato detto che dovrebbe andar bene, fintantoché non si facciano foto a zone delicate e si abbia la cortesia di chiedere se va bene fare delle foto.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 02:32

 

Khartoum

Giovedì, 7 Giugno 2007

Siamo alla fine del nostro secondo giorno qui a Khartoum. Abbiamo passato la maggior parte del tempo in riunioni informative e interviste iniziali, e ad affrontare un inverosimile numero di questioni amministrative. Ho dovuto passare dei test di sicurezza di base e avanzata per ottenere il permesso di raggiungere il Darfur. I corsi sono in effetti molto interessanti, riguardano una serie di minacce potenziali che si possono presentare, come cercare di ridurre i rischi, e come rispondere alle situazioni in cui le minacce sono diventate realtà. I casi non sono confortanti e, ovviamente, la situazione di sicurezza è peggiorata così tanto che molti degli scenari si presentano in modo regolare. Quindi, sono stata felice di fare questi corsi da cui ho imparato delle tecniche molto interessanti, per esempio come distinguere la propria posizione rispetto al nord/sud guardando il sole.

Khartoum è una città caotica, con i colori del cemento e della sabbia rossa. È facile immaginare come ci si ritroverebbe in mezzo al deserto, se si togliessero tutte le strutture. È estate ed è caldo: sono circa 113 F/45 C durante il giorno. Ci sono solo delle rare brezze e quando arrivano, spesso sono più calde dell'aria ferma. Il suolo si scalda così tanto che di sera la temperatura scende solo intorno ai 90 F/30 C.  Per fortuna questo è un caldo secco, anche se sono sicura che ci si potrebbe disidratare velocemente senza nemmeno rendersene conto.

Negli ultimi tre giorni ho visitato tre uffici ONU: Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), e la Missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS). Il personale che ho incontrato fin'ora lavora instancabilmente e l'ammiro tremendamente. È molto multi-culturale e c'è una forte presenza di africani (sia dall'Africa Occidentale che Orientale) e asiatici (indiani, pachistani e del Bangladesh). Mentre cammino all'interno di un edificio, sento parlare non solo inglese, ma anche francese e arabo.

L'atmosfera politica alle Nazioni Unite include discussioni pubbliche sull'uso di una forza ibrida ONU-Unione Africana per proteggere i civili del Darfur e permettere agli aiuti umanitari di arrivare. Alla fine di maggio, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon fece questa proposta e oggi è arrivata la notizia che l'ONU e l'Unione Africana sono vicine ad un accordo su come costituire e gestire un contigente di pace di 23.000 uomini. Il governo sudanese rifiuta di prendere in considerazione un'operazione controllata esclusivamente dalle Nazioni Unite, perciò un piano riveduto aumenterebbe le possibilità che una tale forza possa essere accettata. In questo momento, c'è un contingente di 7.000 uomini dell'Unione Africana schierati in Sudan ma sono per la maggior parte considerati inefficaci.

Il fine settimana in Sudan viene di venerdì e sabato, ma noi saremo piuttosto impegnati. Domani ci saranno ancora incontri e sabato raggiungeremo El Fasher, la città principale nel Nord Darfur. Il Darfur è formato da tre stati e noi ne visiteremo due – a nord e a sud. Il Darfur Ovest ha una situazione di sicurezza più precaria, perciò controlleremo le relazioni sulla sicurezza prima di pianificare un viaggio lì.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 22:54 



Ginevra

Lunedì, 4 Giugno 2007

Oggi, io e il mio collega Peter, siamo stati ragguagliati dall"ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo (UNHCHR) sul ruolo dell'ufficio nel progetto che stiamo valutando. È stata la nostra prima opportunità di passare dalla revisione di documenti ad una conversazione dal vivo. Peter è un "esperto nel campo della protezione", avendo lavorato per la Croce Rossa Internazionale per 14 anni. Ha un'ampia esperienza di lavoro in situazioni di conflitto e le nostre competenze sono considerate complementari – la mia concentrata sulla formazione e la valutazione. La situazione è estremamente complicata in Darfur – non c'è da stupirsi. I vari livelli di complessità includono i bisogni di protezione dei civili e le questioni di sicurezza, e una serie di attori locali per la protezione, fra cui le forze della Missione dell'Unione Africana in Sudan, le agenzie ONU attive nel paese (UNMIS), una serie di agenzie umanitarie e apparentemente la polizia sudanese locale. Domani raggiungeremo Khartoum.

Pubblicato da Felisa Tibbitts alle 23:14

 


Traduzione
: Chiara Biagini

 

 

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