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Rifugiati

Introduzione
Diritti in gioco
Strumenti di protezione e promozione regionale ed internazionale
Protezione nazionale e agenzie di servizio
Materiale per attivisti, per l'educazione e l'informazione
Altre risorse

 

Introduzione

Chi è un rifugiato?
Le persone costrette a fuggire dalle loro case a causa di persecuzioni, individualmente o in un esodo di massa dovuto a problemi di natura politica, religiosa, militare o altro, sono detti rifugiati. La definizione di rifugiato è cambiata nel tempo e dipende dal luogo, ma una sempre maggiore preoccupazione a livello internazionale per il dramma dei rifugiati ha portato a una formulazione largamente riconosciuta. Nella Convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei rifugiati del 1951 (Convenzione sui rifugiati), un rifugiato è definito come una persona che

"per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può, oppure, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale paese."

Mentre questa definizione viene usata da organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il termine continua a essere frainteso ed è spesso usato incoerentemente nel linguaggio quotidiano. Ad esempio, i mezzi di comunicazione spesso confondono i rifugiati con persone che emigrano per motivi economici ("migranti economici") e gruppi perseguitati che rimangono all'interno del proprio paese e non attraversano un confine fra stati ("sfollati interni").

I motivi di persecuzione devono essere fra i cinque elencati nell"articolo 1 A(2) della Convenzione sui rifugiati: razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica. La persecuzione per ogni altro motivo non sarà considerata.

La razza è considerata nel senso più ampio e include gruppi etnici e sociali con antenati comuni.

La religione ha pure un significato ampio, includendo l’identificazione con un gruppo che condivide tradizioni o credenze, come pure la pratica attiva della religione.

La nazionalità si riferisce alla cittadinanza di un individuo. Anche la persecuzione di gruppi etnici, linguistici e culturali all’interno di una popolazione può essere considerata persecuzione per motivi di nazionalità.

Un determinato gruppo sociale si riferisce a persone che condividono un ambiente sociale, abitudini o status sociale. La persecuzione contro questa categoria spesso si sovrappone con la persecuzione per uno degli altri quattro motivi. Questa categoria di persecuzione si applica ad esempio nel caso di famiglie di capitalisti, proprietari terrieri, omosessuali, imprenditori ed ex militari.

La persecuzione per opinioni politiche si riferisce a idee non tollerate dalle autorità, come opinioni critiche verso la politica e i metodi del governo. Tali opinioni possono essere attribuite all’individuo (cioè le autorità possono ritenere che una persona abbia determinate opinioni politiche) anche se questo non corrisponde a verità. Gli individui che non rivelano le proprie opinioni politiche prima di essere fuggiti dal proprio paese possono soddisfare i requisiti per lo status di rifugiato se sono in grado di dimostrare che le loro opinioni li metterebbero a rischio di persecuzione se tornassero nelle proprie case.

Le definizioni entrano in gioco quando i paesi e le organizzazioni cercano di determinare chi è rifugiato e chi non lo è. I richiedenti asilo - cioè, coloro che richiedono lo status di rifugiato in un altro paese - di solito devono dimostrare individualmente che il loro timore di persecuzioni è ben fondato, e vengono sottoposti a una procedura legale tramite la quale il paese ospite decide se soddisfano i requisiti per lo status di rifugiato. Tuttavia durante un esodo di massa può non essere possibile per il paese ospite svolgere controlli individuali. In tali casi, in particolare quando i civili fuggono tutti per ragioni simili, si può invocare una determinazione "di massa” dello status di rifugiato, in cui fino a prova contraria ogni civile è considerato un rifugiato.

Il diritto internazionale riconosce il diritto di richiedere asilo, ma non obbliga gli stati a dare asilo. A volte le nazioni offrono una 'protezione temporanea’ quando si trovano si fronte a un improvviso e massiccio afflusso di persone che eccederebbe le capacità delle loro infrastrutture abituali di asilo. In tali casi le persone possono essere rapidamente accolte in paesi sicuri, ma senza alcuna garanzia di asilo permanente. Perciò la 'protezione temporanea’ è utile sia per i governi che per i richiedenti asilo in determinate circostanze. Tuttavia è complementare e non sostitutiva delle misure di protezione più ampie offerte dalla Convenzione sui rifugiati.

Le organizzazioni di protezione e assistenza ai rifugiati di solito prevedono tre ‘soluzioni di lunga durata’ al problema dei rifugiati:

  • Rimpatrio volontario: i rifugiati possono fare ritorno al proprio paese di origine perché la loro vita e la loro libertà non sono più in pericolo;
  • Integrazione locale: i governi ospiti permettono ai rifugiati di integrarsi nel paese di prima accoglienza;
  • Insediamento in un paese terzo: il rimpatrio non è sicuro e il paese di prima accoglienza non permette l’integrazione locale.

La maggior parte dei rifugiati nel mondo aspetta soluzioni durevoli al proprio dramma. Anche se in gran parte i rifugiati hanno ottenuto un asilo temporaneo in paesi vicini, non riescono a regolarizzare il proprio status o a integrarsi. I loro diritti di spostarsi e lavorare sono spesso fortemente limitati, e le opportunità formative e ricreative sono spesso molto scarse o inesistenti. Essi possono anche subire attacchi da parte delle forze dell’ordine locali o incursioni oltre frontiera provenienti dal paese di origine.

Una speciale categoria di persone comprende coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case per gli stessi motivi dei rifugiati, ma che non hanno attraversato un confine di stato. Costoro sono chiamati sfollati interni. Alla fine del 2000 nel mondo c’erano circa 11,5 milioni di rifugiati e un numero ancora maggiore di sfollati interni, fra i venti e i venticinque milioni. I conflitti in corso nel mondo sono sempre più scontri tra gruppi etnici o politici all’interno di uno stesso paese, piuttosto che guerre fra paesi. A causa di questa tendenza il numero di persone intrappolate in conflitti nel proprio paese e costrette ad abbandonare le loro case è destinato a salire.

 

12 milioni di rifugiati nel 2001
I dieci gruppi più numerosi [*]

   

PAESE DI ORIGINE

PRINCIPALI PAESI DI ASILO

RIFUGIATI

AfghanistanIran / Pakistan3.809.600
IraqIran554.000
BurundiTanzania530.100
SudanUganda / Etiopia / Rep. dem. Congo / Kenya / Repubblica centrafricana489.500
AngolaZambia / Rep. dem. Congo / Namibia470.600
SomaliaKenya / Yemen / Etiopia / USA / Regno Unito439.900
Bosnia-ErzegovinaIugoslavia / Croazia / Slovenia426.000
Repubblica democratica del CongoTanzania / Congo / Zambia/ Ruanda / Burundi392.100
VietnamCina / USA353.200
EritreaSudan333.100
 



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Diritti in gioco

Il divieto di rimpatrio forzato di un rifugiato è detto non espulsione o nonrefoulement ed è uno dei principi fondamentali del diritto internazionale sui rifugiati. Questo principio è enunciato nell’articolo 33 della Convenzione relativa allo status dei rifugiati, secondo cui nessuno stato "può espellere o respingere (refouler in francese) in alcun modo un rifugiato alle frontiere dei territori dove la sua vita o libertà sarebbe minacciata a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche".

Alcuni paesi arrestano i richiedenti asilo all’arrivo e li tengono in carcere durante la procedura di richiesta di asilo o in attesa dell’espulsione. I richiedenti asilo possono aver già subito la detenzione e la tortura nel paese da cui fuggono. Quindi le conseguenze della detenzione possono essere particolarmente gravi e causare una seria sofferenza emotiva e psicologica. L’articolo 31 della Convenzione sui rifugiati stabilisce che i rifugiati non dovrebbero essere perseguiti per essere entrati illegalmente in un paese, se provengono direttamente da un luogo in cui erano in pericolo e hanno notificato la propria presenza alle autorità. Quindi i richiedenti asilo non dovrebbero essere detenuti per il possesso di documenti d’identità falsi o per la distruzione dei documenti d’identità o di viaggio.

Gli articoli 12-30 della Convenzione sui rifugiati stabiliscono i diritti spettanti agli individui che sono stati riconosciuti come rifugiati secondo la Convenzione:

  • A tutti i rifugiati devono essere forniti documenti di identità e di viaggio per viaggiare all’estero
  • I rifugiati devono essere trattati nello stesso modo dei cittadini del paese ospite riguardo ai seguenti diritti:

- Libera pratica della religione e dell’educazione religiosa
- Libero accesso ai tribunali e all’assistenza legale
- Accesso all’educazione di base
- Accesso all’assistenza pubblica

- Protezione da parte della previdenza sociale
- Protezione della proprietà intellettuale, come invenzioni e marchi di commercio
- Protezione delle opere letterarie, artistiche e scientifiche
- Stesso trattamento fiscale

  • I rifugiati devono ricevere il miglior trattamento accessibile ai cittadini stranieri riguardo ai seguenti diritti:

- Diritto di appartenere a sindacati
- Diritto di appartenere ad altre organizzazioni non politiche senza scopo di lucro
- Diritto di dedicarsi a un’attività lavorativa retribuita

  • I rifugiati devono ricevere il miglior trattamento possibile, che deve essere almeno pari a quello riservato a stranieri nelle stesse condizioni, riguardo ai seguenti diritti:

- Diritto alla proprietà
- Diritto a praticare una professione
- Diritto alla libera professione
- Accesso a sistemazioni abitative
- Accesso all’educazione superiore

  • I rifugiati devono ricevere lo stesso trattamento riservato agli stranieri in generale riguardo ai seguenti diritti:

- Diritto a scegliere il luogo di residenza
- Diritto di spostarsi liberamente all’interno del paese
- Libera pratica della religione e dell’educazione religiosa
- Libero accesso ai tribunali e all’assistenza legale
- Accesso all’educazione di base
- Accesso all’assistenza pubblica
- Protezione da parte della previdenza sociale
- Protezione della proprietà intellettuale, come invenzioni e marchi di commercio
- Protezione delle opere letterarie, artistiche e scientifiche
- Stesso trattamento fiscale

 

Principali enti di assistenza

Le seguenti organizzazioni svolgono un ruolo chiave nell’assistenza e nella protezione dei rifugiati in tutto il mondo:

Alto commissario dell'ONU per i rifugiati. La carica di Alto commissario dell'ONU per i rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR) è stata creata nel 1951 per contribuire alla protezione internazionale dei rifugiati. L’obiettivo principale è garantire che tutti godano del diritto di richiedere asilo e trovare un rifugio sicuro in un altro stato, e tornare a casa volontariamente. Uno dei compiti più urgenti è incoraggiare i governi ad adottare procedure eque e flessibili e a implementare leggi giuste ed efficaci per i rifugiati. All'epoca della creazione della carica di Alto commissario per i rifugiati si riteneva che gli aspetti materiali dell’assistenza ai rifugiati (ad esempio cibo e riparo) spettassero al governo che aveva concesso l’asilo. Tuttavia, dato che di recente molti afflussi massicci di rifugiati si sono verificati in paesi in via di sviluppo, l’ufficio dell’Alto commissario ha acquisito il ruolo addizionale di coordinamento dell’assistenza materiale per i rifugiati e i rimpatriati. Sebbene questo originariamente non fosse compito dell’ufficio dell’Alto commissario, il coordinamento dell’assistenza materiale è diventato una delle sue funzioni principali, assieme alla protezione e alla ricerca di soluzioni. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) assiste il ritorno dei richiedenti asilo la cui richiesta è stata respinta e dei rifugiati segnalati dall’ufficio dell’Alto commissario.  

Comitato internazionale della Croce rossa. Il Comitato internazionale della Croce rossa (ICRC) è un’organizzazione umanitaria indipendente e neutrale che assiste e protegge le vittime di guerre, svolgendo vari compiti che vanno dall’assistenza medica all’organizzazione di scambi di messaggi con le famiglie. Gli sfollati, in quanto civili, beneficiano delle attività di protezione e assistenza del Comitato, che includono: protezione dei civili, visite ai detenuti, assistenza medica, fornitura di cibo, ricostruzione di contatti fra familiari separati dalla guerra. Il Comitato non ha il compito specifico di fornire protezione e assistenza agli sfollati interni. Tuttavia nel corso degli anni ha fornito assistenza limitata a determinati gruppi di sfollati. Si ritiene che il Comitato sia in un’ottima posizione per fornire tale assistenza, data la sua esperienza in situazioni di crisi umanitarie. Tali operazioni sono state svolte su incarico del Segretario generale dell’ONU o dell’Assemblea generale dell’ONU, dopo la richiesta del paese in questione.

 

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Strumenti di protezione internazionali e locali

Gli strumenti legali internazionali prendono la forma di trattati (detti anche accordi, convenzioni, protocolli) che possono essere vincolanti per gli stati contraenti. Quando le negoziazioni sono terminate, il testo di un trattato viene stabilito come autentico e definitivo e in tal senso viene “firmato” dai rappresentanti degli stati. Ci sono vari modi in cui uno stato esprime il proprio consenso a essere vincolato da un trattato; i più comuni sono la ratifica e l’adesione. Un nuovo trattato è “ratificato” da quegli stati che ne hanno negoziato il testo. Uno stato che non ha partecipato alle negoziazioni può, in un secondo tempo, “aderire” al trattato. Il trattato entra in vigore quando un numero prefissato di stati l’hanno ratificato o vi hanno aderito.

Quando uno stato ratifica un trattato o vi aderisce, esso può fare riserve a uno o più articoli del trattato, a meno che le riserve siano proibite dal trattato. In genere le riserve possono essere ritirate in qualunque momento. In alcuni paesi, i trattati internazionali hanno la precedenza sul diritto nazionale; in altri, può essere necessaria una legge apposita per dare la forza di una legge nazionale a un trattato internazionale che pure lo stato abbia già ratificato o cui abbia aderito. In pratica tutti gli stati che hanno ratificato un trattato internazionale o vi hanno aderito devono emettere decreti, correggere leggi esistenti o introdurre nuova legislazione perché il trattato sia pienamente in vigore sul territorio nazionale.

Molti trattati internazionali hanno procedure per monitorare l’attuazione del trattato. La Convenzione sui rifugiati non ha un ente che controlli gli obblighi e l’impegno degli stati verso i richiedenti asilo.

I seguenti trattati internazionali e locali stabiliscono standard per la protezione di rifugiati e sfollati:

NAZIONI UNITE

Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) (articolo 14)
Il primo documento internazionale che riconosce il diritto a cercare e ottenere asilo per sfuggire a persecuzioni.

Convenzione di Ginevra per la protezione di civili in tempo di guerra (1949) (articoli 44, 70)
Questo trattato protegge i rifugiati durante le guerre. I rifugiati non possono essere trattati come “stranieri nemici”.

Protocollo aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime di conflitti armati internazionali (Protocollo 1) (1977) (articolo 73)
“Le persone che, prima dell’inizio delle ostilità, erano considerate apolidi o rifugiati... devono essere protette... in tutte le circostanze e senza distinzioni avverse.”

Convenzione relativa allo status di rifugiato (1951)
È stato il primo accordo internazionale riguardante gli aspetti più essenziali della vita di un rifugiato. Ha enunciato una serie di diritti umani che dovrebbero essere almeno equivalenti alle libertà godute dai cittadini stranieri che vivono legalmente in un determinato paese, e in molti casi a quelle godute dai cittadini di quel paese. Riconosce la dimensione internazionale delle crisi umanitarie dei rifugiati e la necessità della cooperazione internazionale, fra cui la suddivisione dei compiti fra stati, per gestire il problema. Alla data del primo ottobre 2002, centoquarantuno stati avevano ratificato la Convenzione sui rifugiati.

Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966) (articoli 2, 12, 13)
Il principale trattato internazionale sui diritti civili e politici stipula che gli stati dovrebbero assicurare i diritti civili e politici a tutti gli individui nel proprio territorio e soggetti alla propria giurisdizione (articolo 2). Il Patto garantisce anche la libertà di movimento e proibisce l’espulsione forzata.

Protocollo relativo allo status di rifugiato (1967)
Rimuove le limitazioni geografiche e temporali insite nell’originale Convenzione sui rifugiati, relativamente alla quale a poter fare richiesta di status di rifugiato erano principalmente gli europei coinvolti negli eventi verificatisi prima del primo gennaio 1951.

Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984) (articolo 3)
L’articolo 3 (2) stabilisce che gravi e persistenti violazioni dei diritti umani su vasta scala sono circostanze di cui uno stato dovrebbe tenere conto nel decretare un’espulsione. L’ente che monitora questa convenzione, il Comitato contro la tortura, ha stabilito alcuni principi fondamentali sull’espulsione di richiedenti asilo la cui richiesta è stata respinta. Offre un’importante protezione ai rifugiati e garantisce il loro diritto a non essere rimpatriati verso un luogo dove temono di essere vittime di persecuzioni.

Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989) (articolo 22)
L’articolo 22 di questa convenzione stipula che “gli stati membri devono prendere misure appropriate per assicurarsi che un bambino che invoca lo status di rifugiato o che è considerato rifugiato... riceva una protezione appropriata e assistenza umanitaria nel godimento di... diritti... Gli stati membri dovranno... cooperare.... nello sforzo... di proteggere e assistere tali bambini e di rintracciare i genitori o altri familiari di ogni bambino rifugiato... per permettere la riunificazione con la famiglia. Nei casi in cui non sia possibile rintracciare i genitori o altri familiari, il bambino dovrà godere della stessa protezione di ogni altro bambino... privato del suo ambiente familiare...”

Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (1993)
Riconosce la particolare vulnerabilità delle donne rifugiate.

Manuale di procedure e criteri per determinare lo status di rifugiato secondo la Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 relativo allo status di rifugiato
Questo manuale è largamente riconosciuto dagli addetti ai lavori e dai governi come un’interpretazione autorevole della Convenzione sui rifugiati.

Principi guida sullo sfollamento interno
Un insieme di trenta raccomandazioni per la protezione degli sfollati interni. I Principi guida definiscono chi è uno sfollato interno, riprendono la vasta legislazione internazionale già esistente a protezione dei diritti elementari di una persona e delinea le responsabilità degli stati. È chiaramente stabilito che gli sfollati interni hanno di il diritto di lasciare il paese, richiedere asilo ed essere protetti dal ritorno forzato nel paese di origine.



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UNIONE AFRICANA (ex ORGANIZZAZIONE DELL’UNITÀ AFRICANA, OAU)

Convenzione riguardo a specifici aspetti del problema dei rifugiati in Africa (1969)
Questa Convenzione accetta la definizione della Convenzione sui rifugiati del 1951 e la espande fino a includere persone che hanno dovuto lasciare il proprio paese non solo a causa di persecuzioni, ma anche di: aggressioni esterne, occupazione, dominazione straniera o eventi che disturbano seriamente l’ordine pubblico. Questa definizione, più ampia di quella della Convenzione sui rifugiati dell’ONU, adatta quest’ultima alla realtà del mondo in via di sviluppo. La definizione dell’Unione Africana riconosce anche entità non statali quali perpetratori di persecuzione e non richiede che un rifugiato mostri una connessione diretta fra sé e il pericolo futuro. È sufficiente che il rifugiato si senta obbligato a lasciare la propria casa per via del pericolo.

Carta africana sui diritti e il benessere dell’infanzia (1990) (articolo 13)
Questo trattato stipula particolari provvedimenti per i bambini rifugiati non accompagnati da genitori o tutori.

 

CONSIGLIO EUROPEO

Convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali (1950) (articoli 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 13, 14, 16)
La Convenzione europea sui diritti umani non contiene alcun diritto all’asilo e non menziona direttamente i richiedenti asilo o i rifugiati. Tuttavia, un caso molto importante, trattato nel 1989 dalla Corte europea per i diritti umani (Soering contro il Regno Unito), ha stabilito che di fatto in alcune circostanze gli stati sono responsabili per il benessere di individui in altri paesi. Il caso riguardava l’articolo 3 della Convenzione Europea, secondo cui “nessuno può essere sottoposto a tortura, pene o trattamenti inumani o degradanti”. Recentemente la Corte europea ha ancora sottolineato la natura incondizionata del divieto di maltrattamenti, e ha stabilito il principio che uno stato che desideri espellere un individuo, anche colpevole di gravi crimini o che costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale, deve in primo luogo valutare indipendentemente le circostanze in cui l’individuo verrebbe a trovarsi nel paese in cui tornerebbe. Sebbene l’articolo 3 sia quello invocato più di frequente per proteggere i richiedenti asilo e i rifugiati, anche altri articoli possono essere invocati per assicurare il rispetto dei loro diritti umani. In particolare possono offrire una protezione rilevante i seguenti articoli: articolo 4 (divieto di lavoro forzato od obbligatorio), articolo 5 (privazione della libertà), articolo 6 (diritto a un processo equo e imparziale “entro un lasso di tempo ragionevole”), articolo 8 (rispetto della vita privata e familiare), articolo 9 (diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione), articolo 10 (diritto alla libertà di espressione), articolo 13 (diritto alla concessione di un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale), articolo 16 (divieto di restrizioni all’attività politica degli stranieri).

ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI AMERICANI (OAS)

Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati (1984)
La definizione di rifugiato della Dichiarazione di Cartagena si appoggia a quella dell’Unione Africana, aggiungendovi la minaccia di violenza generalizzata, aggressione interna e violazioni su larga scala dei diritti umani. Tuttavia, a differenza della definizione dell’Unione Africana, il rifugiato deve dimostrare la connessione diretta fra sé e il pericolo reale; tutti i richiedenti devono dimostrare che “la loro vita, sicurezza o libertà sono state minacciate”. Questo requisito è simile a quello della Convenzione sui rifugiati dell’ONU, secondo la quale gli individui devono dimostrare che rischiano la persecuzione singolarmente piuttosto che in generale. Sebbene formalmente non sia vincolante, la Dichiarazione di Cartagena è diventata la base delle politiche per i rifugiati nella regione ed è stata incorporata nella legislazione nazionale di molti stati.

Convenzione interamericana sulla prevenzione, la punizione e l’eliminazione della violenza contro le donne “Convenzione di  Belem do Para” (1994) (articolo 9)
Prende in considerazione la vulnerabilità di donne e ragazze a violenze connesse alla loro razza od origine etnica, tra altre cose, o al loro status di emigranti, rifugiate o sfollate.


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Agenzie nazionali di protezione e assistenza

La Convenzione sui rifugiati del 1951 non vincola uno stato ad ammettere un rifugiato, cioè a concedere l’asilo. È chiaro che qui si crea una lacuna tra il diritto dell’individuo a richiedere asilo e la discrezione dello stato nel concederlo. Il risultato di questo stato di cose ambiguo è che le pratiche per l’ottenimento dell’asilo variano molto da un governo all’altro, sia in termini della procedura usata per determinare lo status di rifugiato che nella legislazione applicata. Gli stati possono chiedere l’assistenza dell’Alto commissario dell’ONU per i rifugiati per determinare lo status di rifugiato.

Molti stati che hanno ratificato la Convenzione sui rifugiati non hanno approvato leggi nazionali per implementarne l’applicazione. Tuttavia, molti di questi paesi hanno fornito protezione a un gran numero di individui in fuga dalla persecuzione. In questo modo molte vite sono state salvate, ma raramente tramite procedure per determinare individualmente lo status di rifugiato. Il risultato è che i rifugiati in questi paesi non sono sicuri di quale sia il loro status e i loro diritti, e non hanno garanzie di non essere arbitrariamente rimpatriati. Circa un terzo degli stati che hanno ratificato la Convenzione sui rifugiati ha approvato leggi nazionali per implementarla. Sebbene i dettagli di tali leggi varino molto da uno stato all’altro, ci sono alcuni elementi comuni che derivano dagli impegni presenti della Convenzione sui rifugiati e che risultano dalle procedure raccomandate dall’Alto commissario dell’ONU per i rifugiati.

Questi stati di solito offrono asilo agli individui che corrispondono alla definizione di rifugiato secondo l’articolo 1 A (2). Tuttavia rimane spazio per interpretazioni. Ad esempio:

  • Cosa costituisce persecuzione?
  • Come si può stabilire se il timore di persecuzioni è ben fondato?
  • Come definire i motivi di persecuzione (razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale, opinioni politiche)?

Oltre alle agenzie governative di assistenza molte organizzazioni non governative e di volontariato forniscono assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati.

Risorse sull’asilo e i rifugiati – Informazioni legali



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Materiale per attivisti, per l'educazione e l'informazione

Per attivisti

Capitolo X: Monitorare e proteggere i diritti umani dei rifugiati e/o degli sfollati interni che vivono in campi profughi (in: Manuale di addestramento sul monitoraggio dei diritti umani -  Training Manual on Human Rights Monitoring, Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani)
Questo capitolo costituisce una guida pratica per monitorare i diritti dei rifugiati e degli sfollati in campi profughi.

Capitolo XI: Monitorare e proteggere i diritti umani dei rimpatriati e degli sfollati interni (in: Manuale di addestramento sul monitoraggio dei diritti umani -  Training Manual on Human Rights Monitoring, Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani)
Questo capitolo costituisce una guida pratica per monitorare i diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati dopo che essi hanno fatto ritorno nella loro regione o paese di origine.

Rifugiati e diritti economici, sociali e culturali (Programma internazionale di stage sui diritti umani)
Lo scopo di questo modulo è riassumere gli standard internazionali, nazionali e locali relativi ai diritti economici, sociali e culturali dei rifugiati. Il modulo considera la definizione di rifugiato, gli standard internazionali e nazionali di protezione dei diritti economici, sociali e culturali dei rifugiati, e il problema delle migrazioni forzate.

I rifugiati nel sistema di protezione dei diritti umani dell’ONU (di Jacqueline Kacprzak, Fondazione Helsinki per i diritti umani, Polonia)
Questo gruppo di lezioni consiste di esercizi relativi ai problemi affrontati dai rifugiati. Si concentra sull’applicazione della Convenzione sui rifugiati e le attività dell’Alto commissario dell’ONU per i rifugiati.

Diritti dei rifugiati (di Markandu Trina, Consiglio australiano per i rifugiati, in Manuale del difensore dei diritti umani- Human Rights Defender Manual)
Breve introduzione ai diritti dei rifugiati, con sezioni su: Chi è un rifugiato? Asilo, Sistemi di determinazione, Alto commissario dell’ONU per i rifugiati, Problemi di protezione particolari, Questioni recenti.


Per operatori sanitari

Esaminare i richiedenti asilo: guida per operatori sanitari alla valutazione medica e psicologica della tortura (di Physicians for Human Rights)
Questa guida è destinata specificatamente agli operatori medici e psichiatrici che desiderano acquisire le capacità necessarie per svolgere valutazioni cliniche dei richiedenti asilo e valutare i segni fisici e psicologici di torture e maltrattamenti. Molte sezioni di questa guida sono basate su recenti linee guida internazionali per la documentazione medico-legale di torture.

 
Per operatori umanitari

Modulo di addestramento IASC sugli sfollati interni (Consiglio norvegese per i rifugiati/Ufficio dell’Alto commissario dell’ONU per i diritti umani)
Pacchetto formativo completo sugli sfollati interni. Questo programma di addestramento online consiste di vari moduli che, presi separatamente o tutti insieme, discutono la protezione e l’assistenza agli sfollati interni garantita dal diritto internazionale. Al momento i seguenti moduli sono disponibili online: Definizione degli sfollati interni; Origini legali e obblighi internazionali; Protezione dallo sfollamento; Ritorno, reinsediamento e reintegrazione; Destinatari come risorsa: programmi basati sulla comunità.


Per insegnanti

Bambini rifugiati (UNHCR)
Questo gruppo di lezioni è stato concepito per aiutare gli studenti a solidarizzare con il dramma dei bambini rifugiati e a capire che i bambini di tutto il mondo hanno gli stessi bisogni.

Dibattito: America, rifugiati e asilo (Michael Hutchison)
Questa lezione accompagna il film Well-Founded Fear (Una paura giustificata, durata 108 minuti). Il film offre uno sguardo nel mondo delle autorità statunitensi preposte all’immigrazione che devono decidere se concedere o no l’asilo, e “rivela il drammatico scenario di vita vera dove i diritti umani e gli ideali americani collidono nel compito quasi impossibile di ricerca della verità”. La lezione è in formato di dibattito e riguarda gli elementi fondamentali del problema dei rifugiati e il suo contesto internazionale, la legislazione sui rifugiati e il suo contesto internazionale, e l’interpretazione delle leggi da parte delle autorità.

Apriamo la porta alla nonviolenza. Manuale di educazione alla pace per alunni della scuola elementare (Maja Uzelac)
Questo esaustivo manuale per insegnanti è stato creato dall’organizzazione non governativa croata Mali Korak (“Piccoli passi”). Il manuale è stato usato con bambini in scuole e campi profughi in un contesto multietnico alla fine della guerra in Bosnia.

Facciamo le valigie (di Nancy Flowers)
Questa attività simula le decisioni emotive e pratiche che un rifugiato deve prendere e le loro imprevedibili conseguenze.

Gioco di ruolo sui rifugiati (Amnesty International)
Questa attività consiste in un gioco di ruolo in cui i rifugiati e gli ufficiali di frontiera esprimono diversi punti di vista sui diritti dei rifugiati, e si ripropone di far conoscere meglio agli studenti i diritti dei rifugiati.



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Altre risorse

Link a organizzazioni che assistono rifugiati e sfollati

Corsi e opportunità di formazione

 

 

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Parole chiave

Espulsione – ritorno forzato di un richiedente asilo o rifugiato al paese di provenienza

Immigrato – persona pervenuta in un altro paese per stabilirvisi

Migrante economico - persona che ha lasciato la propria casa per cercare migliori condizioni di vita e di lavoro altrove

Richiedente asilo - persona fuggita dal proprio paese e che richiede lo status di rifugiato in un altro paese

Rifugiato – persona che ha lasciato il proprio paese o non può farvi ritorno per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica

Rimpatrio – le persone possono ritornare volontariamente nel proprio paese di origine. Il caso in cui vengono forzate a tornarvi contro la propria volontà è detto "rimpatrio forzato” ed equivale all'espulsione o alla deportazione.

Sfollato interno – persona che ha lasciato la propria casa per paura di persecuzioni, ma non ha attraversato un confine fra stati

"Ciascuno ha il diritto di cercare e ottenere asilo contro la persecuzione in altri paesi" Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 14

Date storiche

1921 - La Lega delle Nazioni nomina Fridtjof Nansen quale primo alto commissario per i rifugiati

1948 – Dichiarazione universale dei diritti umani

1949 – Convenzione europea sui diritti umani

1951 – Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati

1967 – Protocollo relativo allo status dei rifugiati (le restrizioni geografiche vengono eliminate dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati)

1969 - Convenzione riguardo a specifici aspetti del problema dei rifugiati in Africa

1984 – Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati dell'Organizzazione degli Stati Americani

La prima stesura di questa guida è stata curata da Stephanie Carnes. Frank Elbers, Felisa Tibbitts (HREA), Kristi Rudelius-Palmer e David Weissbrodt (University of Minnesota Human Rights Center) l'hanno rivista e corretta. Traduzione: Luisa Doplicher.

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